SIMONE VERDI: l’ambidestro perfetto

Photo Credits: bolognafc.it

Nella 12esima giornata di Serie A 2017/18 Simone Verdi è entrato nella storia del calcio con qualcosa di molto speciale.

Al 38° del primo tempo di Bologna-Crotone si ritrova a calciare una punizione da destra e lascia partire un mancino che lascia Cordaz immobile. Sette minuti dopo – questa volta dal centro-sinistra – insacca di nuovo su calcio piazzato (il tutto – ironicamente – lo stesso giorno in cui Ventura lo esclude dai convocati per i playoff).

Il che è già abbastanza raro: l’ultimo a siglare una doppietta su calcio piazzato in Italia fu Paulinho nel 2014 in Udinese-Livorno. Il problema è che Verdi ha segnato con due piedi diversi. Ah.

Nel 2014/15 Hernanes fu capace di segnare da fermo con destro e sinistro, ma mai nella stessa partita. Per trovare un precedente bisogna risalire ad un Barcellona-Atlético Madrid del 3 dicembre 1978 con la doppietta ambidestra di Marcial Pina. A memoria d’uomo, lui e Verdi sono gli unici ad essersi iscritti a questa particolare classifica nella storia del calcio mondiale.

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Aggiornato al 19-09-17 (Credits: Gazzetta dello Sport)

Che Simone Verdi sia unico nel suo genere l’ha evidenziato anche la Gazzetta nel confronto qui a lato – che risale al 19 settembre: in questa stagione nessun altro calciatore in Europa è così equilibrato nell’utilizzo dei due piedi per calciare in porta. Solo una altro grandissimo ambidestro come Toni Kroos ci si avvicina, ed infatti è il perno della manovra delle merengues.

Ma questa caratteristica del fantasista rossoblù non vale solo per i tiri in porta. Lui “pensa” calcio con tutti e due i piedi. Il che significa che ogni cambio di direzione è una lettura di gioco, non un modo per nascondere il piede debole. E che ogni finta di corpo è credibile, una minaccia vera.

Le sue opzioni di gioco, e dunque le variabili che i suoi marcatori devono considerare, sono raddoppiate. Buona fortuna ai difensori.

Qui ad esempio disorienta Danilo e tutti i seggiolini colorati della Dacia Arena (Credits: FBS)

BILATERALITÀ

Il cervello umano è diviso in due emisferi: destro e sinistro. Ma Simone Verdi non lo sa. Intervistato dalla Gazzetta, queste sono le parole di Paolo Cavallari, professore di Fisiologia all’università di Milano:

I destri hanno di solito il sinistro come emisfero celebrale dominante, mentre per i mancini è il contrario. Verdi probabilmente ha iniziato a usare entrambi e l’esercizio ha fatto di lui un calciatore particolare: tecnicamente, si può dire che le sue vie di controllo motorio sono state allenate. Ha due emisferi con prestazioni molto simili. Sarebbe interessante studiarlo.

Probabilmente è qualcosa in più del semplice esercizio. L’azione nella gif qui sotto è particolarmente eloquente: scappa sulla destra con tutto lo spazio per crossare con quello che sarebbe – teoricamente – il suo piede forte. Poi però rientra sul sinistro, per guadagnarsi il tempo di alzare la testa e scegliere il compagno da servire in area. “Rientra” forse è esagerato: in due tocchi di esterno ha già virato di 180°. Non si nota il minimo sforzo nel cambio di direzione.

La disinvoltura con cui alterna la conduzione destro-sinistro è inspiegabile (Credits: FBS)

Verdi sembra possedere una bilateralità perfetta: organizza lo spazio circostante senza un emisfero dominante. “Pensa” calcio in modo totale senza precludersi nessuna opzione. Anche lo staff che lavora insieme a lui è incredulo:

Guardavo le partite del Carpi con lo staff e tutti ci chiedevamo: “Ma è destro o sinistro?”. Siamo andati a vedere anche le partite all’Eibar e ho capito: per lui non fa differenza. Mai avuto un calciatore così. Conduzione palla, calcio lungo, calcio corto, dribbling: fa tutto con due piedi. E avete visto come tira le punizioni? (Sì, abbiamo visto, ndr) Il punto è che Simone non ha solo la botta forte, fa anche girare la palla con i due piedi.

Luca Gotti, vice di Donadoni

Questa sua caratteristica unica – abbinata ad una grande visione di gioco e ad una spiccata propensione per il gioco lungo – apre il campo agli inserimenti dei compagni.

È superfluo specificare quanto questo sia importante per il Bologna di Donadoni. Per quanto nelle ultime gare il trio di centrocampo PoliPulgarDonsah sembri aver trovato una certa continuità di rendimento anche nel palleggio, si tratta pur sempre di un centro campo di corsa (Pulgar è il giocatore che corre di più in Serie A con 12,2 km a partita), senza un regista vero e proprio. Un raccordo come Verdi – che chiede spesso il pallone per dialogare con i compagni o servire le punte velocemente – è fondamentale per non rendere prevedibile il 4-3-3 dei felsinei.

Seconda partita che giocano insieme e Destro l’ha già capito: si butta in mezzo ai centrali non appena la palla arriva a Verdi – che lo serve subito con l’esterno destro. (Credits: FBS)

Lascia a sedere il pressing e lancia Di Francesco, questa volta con il sinistro (Credits: FBS)

Ancora asse con Di Francesco con un cambio di gioco di mancino che inizia l’azione del primo gol nel derby con la Spal (Credits: Serie A TIM)


RENDIMENTO E CONTINUITÀ

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Il gol con l’Inter. In quella partita ha tirato in porta 7 volte solo nel primo tempo (Credits: goal.com)

Il problema (per gli altri) è che sta acquisendo quella continuità  di rendimento che gli è sempre mancata.

I colpi da campione li ha sempre avuti, ma dopo anni in prestito dal Milan – ed una buona stagione a Empoli sotto la guida di Sarri – è esploso la scorsa stagione a Bologna. Con i rossoblù aveva messo insieme 4 gol nelle prime 6 partite, prima che i legamenti della caviglia cedessero e lo tenessero fuori fino a fine Gennaio.

Quest’anno sembra davvero quello della consacrazione: nelle ultime tre partite ha messo a referto 3 gol e 3 assist 

Ma non è il solo modo in cui sta incidendo sui match.

All’ala rossoblù è richiesto di venire a prendere la palla lontano dalla porta (non essendoci un regista a centrocampo), ma anche di rifinire e concludere l’azione (essendo l’attacco del Bologna fra i peggiori del campionato). Il suo usage rate – come direbbero in NBA – è dunque altissimo. Tocca tanti palloni in diverse zone del campo, agendo in diversi aspetti del gioco felsineo.

Ad esempio – oltre a calciare divinamente – Verdi è uno dei migliori giocatori della Serie A nel driblare l’uomo. L’83% delle volte che ha tentato un dribbling, ha saltato il diretto avversario. Marcare uno con le sue caratteristiche non è impresa facile: è secondo solo a Paulo Dybala in questa particolare statistica (Fonte: Tetractis): come ho già detto, marcare uno con le sue caratteristiche non è impresa facile. Ottimo primo controllo ed un grande spunto nello stretto, può andare via a destra o a sinistra. E non appena si libera potrebbe fare un cambio di gioco di 40 metri o tirare in porta. Di destro e di sinistro, a giro o di collo. Allora lo stendi e gli lasci una punizione che può calciare più o meno da tutte le posizioni.

Pochi giocatori in Serie A possiedono il suo repertorio in fase offensiva.

Fermatelo (Credits: Footernative)

Anche in fase difensiva si sono visti dei miglioramenti. Ha dimostrato grande spirito di sacrificio nel rincorrere gli avversari sulla fascia quando ce ne fosse bisogno. Ovviamente nei limiti di un fisico – 174cm x 61kg – non esattamente da stopper. Nell’ultima giornata di campionato – con la squadra in 10 uomini – ha fatto il terzino aggiunto per un tempo (solo dopo aver segnato un gol e servito un corner al bacio sulla testa di Mbaye. Gol di destro e assist di sinistro). Sicuramente Donadoni avrà apprezzato dalla panchina.

Insomma, con un rendimento del genere ha già attirato l’attenzione delle big. Fra queste si è parlato tanto del dell’Inter, ma soprattutto del Napoli: Sarri lo conosce bene, e chissà cosa potrebbe fare Verdi nel sistema dei partenopei. Senza doversi venire a prendere la palla dalla difesa, con le mezzali di qualità azzurre potrebbe mostrare tutte quelle qualità associative che a Bologna fatica a far vedere, se non in qualche scambio con Palacio.

A 25 anni non è più un ragazzino, e deve decidere cosa fare da grande: testare le sue abilità in una grande squadra – dove può magari rimanere più vicino alla porta evitando di svariare per tutto il campo – o affermarsi come beniamino dei tifosi di un Bologna in crescita, che comincia a respirare aria di Europa.

Chissà che continuando così non guadagni un ruolo stabile nella nuova Nazionale, dopo che Ventura lo aveva fatto esordire (salvo poi lasciarlo fuori per i playoff). Staremo a vedere. Sicuramente una cosa è certa: di giocatori come lui in Nazionale ce ne è disperato bisogno. Anzi,

un altro come questo qui, non esiste:

Ma che roba è? Il gol più bello della Serie A 2016/17, a mani basse.

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