ANNO ZERO: da dove riparte la Nazionale dopo Ventura

Photo Credits: Calcio Fan Page

Brucia ancora eh? Anche a noi. Però vogliamo fare un’analisi a mente lucida e provare di salvare qualcosa da questa Caporetto sportiva.

Premessa: in questo articolo non si parlerà di Tavecchio, dei vivai, dei troppi stranieri. Nulla di tutto ciò. Lasciamo stare tutto il discorso sul fallimento del movimento del calcio italiano, sulla FIGC, sulle scuole italiane, sugli stadi che cadono a pezzi, eccetera.

Tutti discorsi che vale la pena di affrontare – anzi, che devono essere affrontati – ma NON ce ne occuperemo in questa sede per quattro motivi principali:

  • Banalmente, i temi da affrontare sono 1000, e non ci stanno in un articolo;
  • Appunto perché sono così tanti, non possiamo dare – perché non esiste – un’unica grande soluzione per il problema “calcio italiano”;
  • Sentiamo parlare di queste cose da anni, per ogni fallimento di un club o della Nazionale in campo internazionale, e nulla è mai stato fatto. Difficilmente sarà diverso questa volta;
  • I dirigenti della FIGC sono il riflesso di tutta la classe dirigente italiana: impresentabile a livello internazionale e poco avvezza al cambiamento. Il VAR va benissimo, ma dove ci sono gli interessi veri (soldi e potere) non si cambia mai.

Perciò, ora che avete letto queste ultime righe colme di gioia e di speranza, andiamo a vedere cosa è andato storto in queste qualificazioni e, soprattutto, cosa ci rimane di buono da cui ripartire.

Perché nonostante il disastro, qualcosa di buono c’è ancora.

 

I LIMITI DEL CALCIO ITALIANO

Probabilmente il più grande lascito – in positivo – di Ventura è l’aver introdotto nella Nazionale maggiore i nuovi talenti del calcio italiano. Sotto la gestione Ventura, gli esordienti sono stati 7, con un’età media di 21 anni. Il meno giovane era un classe 1988.

Ma parliamoci chiaro: era il minimo sindacale. Ventura ripartiva da una Nazionale che aveva chiaramente finito il suo ciclo, con un età media di quasi 32 anni. E diciamo che non ci vuole tutto sto gran coraggio a far esordire Conti e Spinazzola quando le alternative sono De Sciglio e Darmian. Anche perché alla fine quest’ultimo gioca lo stesso. E perché non esiste che Bernardeschi a 23 anni sia ancora considerato un giovane acerbo da inserire gradualmente nel gruppo.

Guardate invece i convocati di Joachim Löw per la Confederations Cup 2017 che, per inciso, ha portato a casa:

DABr8fEXUAEfUlC

NON CONVOCATI: Neuer, Hummels, Boateng, Khedira, Gündogan, Kroos, Reus, Schürrle, Müller. Diciamo pure, i titolari. (Credits: eurosport.it)

 

fantagazzetta.jpg

Bernardeschi ai tempi di Crotone (Credits: gazzetta.it)

D’altra parte, c’è da dire che il ct tedesco si trova a lavorare con una base di tutt’altro tipo. Non è dunque solo colpa di Ventura: come fa a far giocare i giovani in Nazionale, quando non giocano nemmeno nei loro rispettivi club? In Italia si impiega sempre una vita a fare esordire i giovani: Bernardeschi era un giovane talento a Crotone nel 2013 a 19 anni. Oggi ne ha 23 e nel 2022 ne avrà 28.

 

Se non viene data loro una possibilità concreta, questi ragazzi non esploderanno mai.

 

I veri top player in Europa esordiscono a 17 anni, anche quando non sono ancora maturi. Questo perché sono affiancati dai grandi. E giocando con i migliori si cresce. Alli, Mbappé, Rashford, Asensio. Se ne sente parlare già da qualche anno, e sono ormai tutti titolari nel Tottenham, nel PSG, nel Manchester United e nel Real Madrid. Valore dei cartellini: oltre 100 milioni a testa. E nessuno di loro oggi ha più di 21 anni.

fox sports

Credits: Fox Sports

 

Gabriel Jesus è un classe ’97, e dal suo arrivo si è preso rumorosamente il posto da titolare al centro dell’attacco dei Citizens, mettendo in panchina il Kun Aguero. Ma quell’Aguero lì eh, quello che pur passando mesi infortunato ha una media di 20 gol a stagione in Premier dal 2011 a oggi. Certo, ci voleva Guardiola. Certo, ci voleva il calcio inglese. Ma intanto un ragazzo di 20 anni è la punta titolare della favorita per il titolo. E Dio solo sa i danni che farà in Russia con la Seleçao.

In Italia, invece, Ventura si trova costretto a lavorare con i soliti noti per avere qualche garanzia di rendimento. Bernardeschi rimarrà in panchina e Candreva farà 40 cross a partita: prima o poi, su uno di quei cross Belotti ci arriva, no? Ehm, no.

 

I LIMITI DI VENTURA

È però innegabile che si potesse fare di meglio. Non ascoltate chi vi dice che con questi giocatori non si potesse andare più avanti di così. Le critiche alle scelte di Ventura non sono infondate, ma l’errore inizia da una scelta della Federazione: la scelta di mettere a capo degli azzurri l’ex allenatore del Torino, un tecnico che ha giocato tutta la carriera con due moduli (3-5-2 e 4-2-4 con piccole e rare varianti) che mal si adattano agli attuali maggiori talenti della Nazionale (Verratti e Insigne in primis).

Italia - Svezia - Qualificazioni Coppa del Mondo 2018 - Ritorno Playoff

Credits: Sportfair

Forse pensavano che fosse un buon continuatore del lavoro di Conte, ma hanno sbagliato persona: Ventura non sarà mai il successore di qualcuno. Non lo è mai stato, è uno che ha la sua idea di calcio e difficilmente la adatta al gruppo. Vuole insegnare calcio ai suoi giocatori – come abbiamo potuto vedere dai tanto reclamati stage per i giovani – cosa che però mal si addice ad una nazionale. Il cambiamento ci sta ed è giusto, ma non quando va drasticamente contro la natura tecnica dei giocatori a disposizione. Specie in Italia, dove i risultati si vogliono vedere subito.

La vittoria prima del gioco: è sempre stato il nostro limite.

Il modo più efficace per avere un gioco consolidato in Nazionale – dove un allenatore non ha il tempo di instillare i suoi dettami tattici nel gruppo – è fare come si fa in Germania o in Spagna da anni: le nazionali ricalcano le migliori squadre dei rispettivi campionati. La Spagna gioca come il Barça, che a sua volta insegna il proprio calcio ai suoi già da piccolini. È così che escono i vari XaviIniestaFabregas, eccetera.

Ma le migliori squadre della Serie A  (Juventus e Napoli) – ancora – non hanno un blocco di giovani italiani che possa riprodurre lo stesso gioco in Nazionale. Unica eccezione è stato il blocco Juve in difesa, che infatti è sempre stato il nostro punto di forza.

tuttosport.jpg

La BBC. Credits: tuttosport.com

ORA, DA COSA SI RIPARTE?

Ricordiamo a tutti quelli che dicono “siamo scarsi e potevamo arrivare solo fin lì”, che Conte è uscito solo ai rigori contro la Germania, con una formazione praticamente identica a quella di Ventura. Anzi: senza Verratti e Belotti, ma con Giaccherini e Pellé. E soprattutto l’Italia Under 21 è arrivata in semifinale all’Europeo, perdendo solo contro una Spagna di fenomeni veri, in cui i giovani sono davvero titolari in top club (Saúl, che ci ha rifilato una tripletta, era già da due stagioni titolare fisso dell’Atlético Madrid).

 

2112897-44215159-640-360

I nostri “azzurrini”. Credits: Eurosport

 

E infatti, quella che stiamo aspettando sembra essere un’ottima nuova generazione di giocatori, fra cui ci possono essere dei grandi/grandissimi. E quelli che già conosciamo – Caldara, Conti, Pellegrini – saranno verosimilmente titolari fissi in squadre di alta o altissima fascia:

  • Alcuni giovanissimi arriveranno in Qatar con ancora la carriera davanti ma con già tanta esperienza internazionale. I ragazzi saranno guidati dal futuro 23enne Donnarumma e magari da un Diawara appena 25enne, che ha già avviato le pratiche per ottenere la cittadinanza italiana.
  • Quelli che si sono già inseriti nella formazione azzurra, arriveranno al mondiale da veterani: Verratti e Insigne avranno rispettivamente 30 e 31 anni con tante presenze in Europa all’attivo; seguiti dalla folta classe del ’94 formata da Caldara, Conti, Rugani, Gagliardini e Bernardeschi, che a 28 anni saranno nel pieno della maturità fisica e tecnica;
  • Infine, rimarrà qualche pedina un po’ più anziana, che avrà senz’altro il compito di guidare il gruppo dall’alto della loro esperienza. Tra questi ci sarà di certo Marchisio (36 anni) – sperando che il suo fisico non gli giochi altri brutti scherzi – Bonucci (35 anni) e forse Chiellini (38) – che però deve ancora prendere una decisione in merito.

Ovviamente speriamo tutti che nei prossimi anni spuntino fuori dei nomi che ancora non conosciamo.

 

L’ITALIA DI CARLETTO

Con l’addio – inevitabile – di Ventura, si sta già parlando del suo possibile sostituto. A parlare in Italia siamo tutti bravissimi. Molte le possibilità, ma un nome su tutti: Carlo Ancelotti.

Carletto ha vinto tutto quello che poteva vincere con i club: ha portato a casa il titolo nazionale in tutti i paesi che ha allenato. In Italia con il Milan, in Inghilterra con il Chelsea, in Francia con il PSG e in Germania con il Bayern. Non è riuscito a farlo solo in Spagna con il Real Madrid, con cui però in compenso ha vinto la tanto agognata décima Champions League. Dici poco.

Carletto è amato da tutti in Italia – tifosi e giocatori – che rispettano la sua professionalità ed il suo spessore umano. E sicuramente lo ascoltano più volentieri di Ventura. Diventare commissario tecnico della Nazionale a 58 anni, e magari vincere qualcosa, sarebbe a dir poco la ciliegina sulla torta della carriera di uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio. Non italiano, mondiale.

 

03_Ancelotti_Champions.jpg

Carletto con in mano la décima. Credits: Sky Sport

 

Paradossalmente poi, la mancata qualificazione può essere l’occasione per fare tabula rasa e ripartire da zero. Come ha detto lo stesso Löw (ancora una volta, possiamo sol che imparare dai tedeschi) abbiamo ora la possibilità di rinascere e ripartire: Ancelotti avrebbe tutto il tempo di fare le sue scelte, le sue convocazioni, mettere in piedi la sua formazione ed il suo ideale stile di gioco. Avrebbe a disposizione nuovi giovani, carichi di motivazioni ed entusiasmo nell’essere allenati da un maestro del calcio.

Avremmo la possibilità di rivedere un’Italia finalmente propositiva, divertente, con tanto di possesso palla e velocità. Questo non si è mai visto con Ventura, le cui idee di gioco hanno penalizzato il nostro miglior centrocampista, che era stato confuso per un doppione di De Rossi, con cui in realtà non ha nulla a che vedere.

 

I CONVOCATI

Proviamo dunque ora ad immaginare quale potrebbe essere la rosa dei convocati dal nuovo ct.

PORTIERI

sportfair (2)

Il passaggio di testimone. Credits: Sportfair

Nonostante l’addio di una leggenda come Gigi Buffon, quello dell’estremo difensore sembra essere il ruolo più coperto. D’altronde, abbiamo una tradizione di portieri da far invidia al mondo: da Zoff a Peruzzi, da Toldo a Pagliuca.

 

 

  • DONNARUMMA (’99) è l’erede indicato dallo stesso Buffon per il passaggio di testimone fra i pali. Il classe 1999 del Milan è anche bravo con i piedi, ed ha – nonostante sia già fenomenale – ancora ampi margini di miglioramento;
  • PERIN (’92) – se il fisico gli darà tregua – sarà un esperto portiere di 30 anni. Molto abile fra i pali e dotato di una reattività incredibile nel tuffo, sarebbe un secondo portiere più che affidabile;
  • Per riempire la casella del terzo portiere c’è una sfilza di giovincelli già di ottimo livello, guidati da MERET (’97) e CRAGNO (’97).

DIFENSORI CENTRALI

 

La BBC sembra avere un degno sostituto nella RCR. Rugani, Caldara e Romagnoli non hanno mai convinto appieno Ventura, ma saranno sicuramente il futuro della Nazionale.

  • BONUCCI (’87), nonostante il periodo nero al Milan, è ancora uno dei difensori più forti al mondo nel giocare la palla. E ad Ancelotti piace. Può essere senza dubbio il nostro futuro leader difensivo, vista l’età e l’esperienza. Inoltre, in base anche a ciò che sceglierà di fare Chiellini, sembra il favorito per indossare la fascia di capitano dopo l’addio di Gigi;
  • RUGANI (’94) è il giocatore più utilizzato da Allegri quest’anno insieme a Chiellini. E fa stare in panchina Medhi Benatia. Il ragazzo sta crescendo tantissimo, ed è destinato a migliorare sempre più grazie anche alla grande attenzione che c’è in fase difensiva in casa Juve;
  • CALDARA (’94) ha già dimostrato di essere un difensore di altissimo livello. Il suo rendimento negli ultimi due anni all’Atalanta è fuori dal comune. Inoltre, il difensore goleador dall’anno prossimo vestirà la casacca bianconera, il che non può che fargli bene;
  • ROMAGNOLI (’95) è l’erede naturale di Chiellini, il quale sembra sempre più vicino a lasciare la maglia azzurra;
  • A questi si aggiungono altri giovani di talento che potrebbero esplodere da un momento all’altro. Non è ancora di primissimo livello, ma fra questi ci piace ricordare BONIFAZI (’96), protagonista di un bell’anno alla SPAL.

TERZINI DESTRI

News-CU-Conti-15.09

Credits: AC Milan

 

Negli anni a venire – finalmente – potremo vantare un’ottima batteria di di laterali a destra. E chissà che non ne venga fuori il nuovo Zambrotta.

  • CONTI (’94) è un esterno basso già di altissimo livello. Il Milan lo sa bene, ed ha deciso di puntare su di lui quest’estate spendendo quasi 25 milioni per strapparlo all’Atalanta;
  • FLORENZI (’91) è forse il giocatore più duttile e dinamico che abbiamo in rosa. Il ragazzo della Roma nasce centrocampista, ma può fare anche l’esterno offensivo. Nelle ultime due stagioni, però, è stato schierato da terzino destro sia da Spalletti che da Di Francesco, soluzione che potrebbe tornare più che utile in futuro;
  • ZAPPACOSTA (’92) gioca quasi da titolare al Chelsea, e questo già basta per presentarlo.

TERZINI SINISTRI

175716090-aa250734-714b-488f-858d-4fdcb1b1fbce.jpg

Credits: Tuttosport

 

Per quanto riguarda invece la corsia di sinistra, diciamo che potremmo stare meglio ecco. Nutriamo le maggiori speranze nel mancino della Roma.

  • SPINAZZOLA (’93), che non ha potuto giocare il playoff contro la Svezia a causa di un infortunio, è un adattato: così come nell’Atalanta, infatti, gioca principalmente a sinistra anche se è destro naturale;
  • EMERSON PALMIERI (’94) è forse il terzino sinistro con maggior potenziale: spinta, fisico e gran piede. Se non si fosse infortunato a fine campionato con la Roma, infatti, il brasiliano naturalizzato italiano avrebbe di certo fatto parte della spedizione azzurra per le qualificazioni;
  • BARRECA (’95) ha ampi margini di miglioramento. Ha giocato un ottimo europeo Under 21, ma ha ancora bisogno di crescere tanto, soprattutto in fase di copertura. Ha già asciato intravedere buonissime cose, ma l’inizio di campionato col Torino non è stato dei migliori – anche per via di alcune noie muscolari di troppo.

VERTICE BASSO

Jorginho.Napoli.esultanza.2017.18.750x450

Credits: calciomercato.com

 

In tutte le sue squadre, Ancelotti ha sempre usufruito di un vertice basso nel centrocampo a tre. La base del suo gioco è infatti prima di tutto questa: un regista classico che muovi la palla e faccia partir l’azione dalle retrovie, un giocatore intelligente che venga a prender lo strumento dietro in mezzo ai due centrali e che la smisti con qualità sugli esterni.

  • JORGINHO (’91) è un giocatore perfetto per questo tipo di gioco. Nel Napoli è una meraviglia vederlo giocare: tocchi di prima, palle nello spazio, passaggi in verticale che saltano il pressing avversario come se nulla fosse. Assurdo che Ventura lo abbia convocato solo per questo spareggio;
  • GAGLIARDINI (’94) sta crescendo molto. Anche lui è un giocatore dinamico e, proprio per questo, sarà uno dei più utilizzati in futuro. Non ha però una qualità immensa, ed ecco che il centrocampista dell’Inter potrebbe rappresentare quel regista di rottura “alla Van Bommel”. In più, è schierabile anche come mezzala;
  • Una delle possibilità più interessanti, non dovessero esserci problemi burocratici, si chiama Amadou DIAWARA (’97). E qui ve lo spieghiamo piuttosto bene;
  • Se cresce a dovere, un’alternativa da non scartare è quella di Manuel LOCATELLI (’98). Dotato di grande personalità, non ha paura di giocare il pallone in zone critiche del campo anche quando pressato. Deve imparare a gestire meglio alcuni momenti della partita, ma ha chiaramente ancora tutto il tempo per farlo;
  • Se le sue ginocchia glielo permettono, un’opzione sempre più che valida è quella di MARCHISIO (’86). Il centrocampista della Juventus non sta ringiovanendo, ma la nuova pozione trovatagli un paio d’anni fa da Allegri dopo l’addio di Pirlo potrebbe allungargli la carriera. Il ragazzo è a dir poco intelligente dal punto di vista tattico, unisce qualità e quantità. E quel ruolo lo può fare, eccome;
  • All’occorrenza, può ricoprire quella zona di campo anche VERRATTI (’92). Abbiamo più volte constatato a nostre spese che quello non è il suo ruolo, ma per necessità lo può fare. Sebbene il fisico minuto non lo aiuti, ha la maturità per starci.

MEZZALI

Pellegrini_DSC_7929.jpg

Credits: gianlucadimarzio.com

 

Affianco al “volante”, sono necessarie ovviamente mezzali di qualità e inserimento. Buttarsi nello spazio partendo da dietro quando le difese sono chiuse – tipo quella svedese – è essenziale nel calcio tattico di oggi. Servono infatti due giocatori con una discreta tecnica, ma che facciano della corsa senza palla la loro prerogativa. Ancora meglio, averne in campo uno di qualità ed uno di quantità.

  • L’uomo da cui ripartire, se ce n’è uno, è senza ombra di dubbio Marco VERRATTI del PSG. Il progetto deve esser costruito attorno all’ex Pescara;
  • Per duttilità, esperienza e – ci vien da dire – spessore umano, non si può non mettere al centro del progetto tecnico anche Alessandro FLORENZI. Il giocatore della Roma è probabilmente unico nel suo genere. Assurdo il fatto che un ragazzo del genere andrà a giocare il suo primo Campionato del Mondo, salvo imprevisti, all’età di 31 anni. A quel tempo, Pelè ne aveva già giocati 4. Ma anche voi avete ragione: quello era Pelè;
  • GAGLIARDINI non ha una grande mobilità, ma come mezzala difensiva il centrocampista dell’Inter può fare la sua figura;
  • Un vero e proprio top player di questo ruolo è invece Lorenzo PELLEGRINI (’96). Il ragazzo della Roma interpreta le due fasi in una maniera unica: corre, imposta, segna. L’ex Sassuolo segue alla perfezione i dettami tattici di Di Francesco, e diventerà presto uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. Statene certi. L’unica cosa: aspettiamolo. Il numero 7 giallorosso è solo un classe 1996;
  • Due buone pedine sono sicuramente BENASSI (’94) e BASELLI (’92), due mezzali polivalenti col vizio del gol;
  • MARCHISIO può essere una carta d’esperienza da giocare, e può ricoprire tutti i ruoli del centrocampo. Inoltre, lui nasce trequartista, ma il suo ruolo naturale è sempre stato quello della mezzala sinistra. D’altronde, ce lo ricordiamo tutti quello che ha fatto nei tre anni di Conte in bianconero giusto?!
  • Alternativa un po’ più offensiva è quella che vede interno di sinistra Jack BONAVENTURA (’89). Lo stesso Montella lo sta provando lì. Il ragazzo ha grande qualità, e nel 2022 – a 33 anni – avrà l’esperienza necessaria per ricoprire quei panni;
  • Un giovane da tener senza dubbio d’occhio è anche Nicolò BARELLA (’97). La mezzala del Cagliari è tenace, di grande quantità e molto abile negli inserimenti nello spazio;
  • Da non dimenticare, è anche il ritrovato Bryan CRISTANTE (’95). Centrocampista fisico e duttile con grandi capacità di inserimento, sta facendo benissimo a Bergamo con la cura Gasperini.

ESTERNI ALTI

593ea7a6b17af12af4000003.jpg

Credits: 90min.com

 

Nel 4-3-3, dovesse essere questo il nuovo modulo adottato dal futuro ct – e noi vorremmo tanto che lo fosse – sono fondamentali le ali di qualità, velocità e soprattutto in grado di saltare l’uomo. Oggi, se non batti mai nell’uno contro uno il tuo avversario, la partita non la vinci.

  • Talento, dribbling, estro e creatività: tutto questo è Lorenzo INSIGNE (’91). Il giocatore del Napoli è senza dubbio il giocatore di maggior classe che abbiamo in rosa. In Qatar avrà già 31 anni, ma a 31 si sta ancora bene dai. O almeno speriamo;
  • Federico BERNARDESCHI (’94) sta diventando grande. Sebbene non giochi ancora tanto, la Juventus può solo fargli bene. La Vecchia Signora gli darà quella mentalità vincente che ancora non ha. Per il resto, soprattutto nella parte sinistra del corpo, non gli manca niente;
  • Alternativa interessante è Simone VERDI (’92). Lo abbiamo visto in un paio di uscite della nazionale, ma poi Ventura ha scelto di non convocarlo nel momento più importante. Dovesse confermarsi sul livello che sta mostrando in questo momento a Bologna, non può non entrare con stabilità nel giro della nazionale. Il numero 9 rossoblu può giocare su entrambe le fasce, e in Emilia sta diventando sempre più decisivo;
  • Di sicuro ci sarà EL SHARAAWY (’92). Il “Faraone” sembra rinato con Di Francesco, e le sue qualità sono fuori discussione. Se i suoi muscoli dovessero dargli tregua, farà parte del gruppo senza ombra di dubbio;
  • Attenzione poi alla crescita di alcuni esterni ancora giovani, su tutti Federico CHIESA (’97), che con la maglia della Fiorentina sta facendo cose incredibili. Può giocare sia a destra che a sinistra, ed è nato per saltare l’uomo e metterla in mezzo;
  • Da non dimenticare è infine Domenico BERARDI (’94). Da anni il giocatore del Sassuolo è sulla bocca di tutti ma, per problemi fisici o caratteriali, non è ancora riuscito a far il salto di qualità decisivo. Ora o mai più per il numero 25, i tempi dell’eterna promessa sono finiti.

CENTRAVANTI

andrea-belotti-torino_11jfl7dswpebj1l0fen70n6myi

Credits: goal.com

 

Davanti, fondamentale è la scelta della prima punta. Con questo sistema di gioco, il centravanti sarebbe uno solo, come è giusto che sia. Abbiamo attaccanti con caratteristiche molto diverse fra loro: quello forte fisicamente e bravo a proteggere palla, quello più statico al centro dell’attacco che preferisce la palla sui piedi, quello più di movimento che si butta sempre nello spazio alle spalle dei difensori.

  • BELOTTI (’93) è forse il favorito su tutti. Dovesse riconfermarsi su questi livelli, l’estate prossima potrebbe andare via da Torino. Tante big europee hanno già chiesto informazioni a Cairo. Sarebbe di sicuro una brutta perdita per il calcio italiano, ma non per la nazionale in sé. All’estero il ragazzo crescerebbe molto ed acquisirebbe quell’esperienza internazionale che può solo farci comodo;
  • Chi con tutta probabilità rimarrà nel giro delle convocazioni sono ZAZA (’91) e IMMOBILE (’90). Al momento però non ci è dato sapere se manterranno la fantastica forma fisica attuale;
  • Attenzione poi alla crescita di ragazzi ancora incompleti ma dalle grandi potenzialità, come INGLESE (’91) e CUTRONE (’98);
  • Non può di certo rappresentare il centravanti titolare dell’Italia, ma una buona seconda o terza scelta può essere PETAGNA (’95) dell’Atalanta.

 

TITOLARI vs RISERVE

 

1

 

 

Copy of DANILO D'AMBROSIO(1)

 

Annunci

Un pensiero su “ANNO ZERO: da dove riparte la Nazionale dopo Ventura

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...