AMADOU DIAWARA: la calma dei veterani

Photo Credits: goal.com

Ethiad Stadium, 72° minuto. Calcio di rigore per il Napoli sotto 2-0 contro il Manchester City di Guardiola. Il capocannoniere dei partenopei Dries Mertens ha già sbagliato un penalty nel primo tempo, calciandolo male sui piedi di Ederson.

La porta dei Citizens è stregata da due anni e mezzo in Champions: hanno sbagliato – nell’ordine – Messi, Raffael, Ibrahimovic, Neymar, Falcao e infine Mertens.

Amadou Diawara dei numeri e delle statistiche se ne frega: rassicura il compagno, toglie il pallone dalle mani di capitan Hamsik e lo posiziona sul dischetto. Il portiere dei Citizens intuisce, ma il tiro è potente e ben angolato: 2-1 e partita riaperta. Niente di speciale fin qui, solo il bel gesto del veterano che mantiene la calma e si prende le responsabilità sulle spalle nei momenti difficili. Solo che Amadou Diawara ha compiuto 20 anni a luglio. Ma – come abbiamo detto – dei numeri se ne frega.

Ah e il ragazzo in questione – fino a martedì sera – non aveva mai segnato tra i professionisti. Non in Europa eh, non aveva mai segnato un gol in carriera. In realtà – fino a quattro anni fa – giocava nel campetto di una squadra parrocchiale di Conakry in Guinea. E quattro anni dopo segna in Champions League contro il City di Guardiola. La sua – nonostante la brevissima carriera – è già una storia molto speciale.

Credits: BeinSports

UNA STORIA SPECIALE

Appena 4 anni fa, Amadou Diawara giocava in una squadra parrocchiale a Conakry – il suo paese natale – in Guinea. È il 2015 e il talent scout Roberto Visani decide di portarlo in Italia con sé per trascorrere un periodo di prova all’Academy leccese di Pantaleo Corvino. Gli basta una settimana per impressionare i dirigenti del San Marino Calcio che gli offrono un contratto da 300 euro al mese in Lega Pro. Il direttore sportivo Massimo Andreatini, racconta un aneddoto:

San Marino Calcio

Credits: San Marino Calcio

“Quando venne dalla Guinea su da noi, non sapeva una parola d’italiano. Aveva solo una busta della spesa con gli effetti personali, una sola maglietta e un solo jeans. Il nostro staff l’ha accolto benissimo mandandolo subito a scuola e facendogli fare dei corsi accelerati d’italiano. Gli diedi tute e giacche del San Marino. Da noi percepiva un rimborso di 300 euro e ricordo che spese il primo stipendio per comprarsi tre scarpe da tennis, una roba nuova per lui. Poi venne in sede a dirmi dopo un giorno che aveva finito tutto e noi lo aiutammo anche in quella circostanza. Alimentazione? Direi che è stata fondamentale. Scoprimmo che lui non conosceva la colazione, non l’aveva mai fatta. Io gli feci la spesa per una settimana di cibo tipico per fare colazione. Bene, passai due giorni dopo e già si era mangiato tutto”

Amadou gioca 15 partite in Lega Pro: tante ne bastano per convincere Pantaleo Corvino – divenuto nel frattempo ds del Bologna neopromosso – a fargli fare un doppio salto diretto in Serie A, riconoscendo al San Marino Calcio 600 mila euro per il cartellino.

L’idea iniziale era farlo crescere nella primavera rossoblu, d’altronde non era ancora maggiorenne ed era appena diventato un professionista. Ma la rivoluzione in atto nella rosa dopo la promozione nella massima serie ed un mercato che fatica a decollare, spinge Delio Rossi a convocare il ragazzo per il ritiro estivo per testarne le capacità. La personalità e la tranquillità in campo del classe 97 impressionano tutti, ed è chiaro che il ragazzo debba essere da subito aggregato alla prima squadra. Alla terza partita ha già scalzato Crisetig – arrivato carico di aspettative dopo un buon mondiale con l’Under 21 – nella gerarchia dei titolari davanti alla difesa.

A 18 anni appena compiuti – dopo la miseria di 15 partite in Lega Pro – era già diventato titolare in Serie A.

CON LA CALMA DEI VETERANI

BFC

Credits: Bologna F.C

La prima cosa che salta all’occhio nel gioco del guineano è la tranquillità con cui smista il pallone. Imposta con concetti semplici, passaggi corti di prima o a due tocchi, a cercare l’uomo libero più vicino – dimostrando grande visione di gioco. Gioca per non perdere palla e per dare ritmo alla manovra, con una saggezza che solitamente non appartiene ad un classe 97.

Difficilmente cerca la giocata ad effetto, ma è molto bravo nel dribbling ad eludere il pressing avversario: mantiene la calma e nasconde il pallone per garantirsi il tempo e lo spazio per impostare in tranquillità. Perde palla meno di una volta a partita.

Questo suo modo semplice ed efficace di far girare il pallone è perfetto nel gioco associativo del Napoli di Sarri: nel match contro il Manchester City ha registrato il 95,2% di passaggi riusciti. Statistica che lo mette insieme alle élite del centrocampo in Europa (Kroos viaggia sul 94% – DI MEDIA).

Non facilissimo togliergli palla. (Credits: Nassim HD)

FASE DIFENSIVA

Anche la sua efficacia in fase difensiva è impressionante. Nel Bologna di Donadoni, la copertura delle due mezzali gli permettono di sganciarsi dalla posizione di regia per pressare alto il portatore di palla avversario o per lanciarsi sulle linee di passaggio. Ciò è sintomo di una grande capacità di lettura che – ancora – richiede un’intelligenza tattica rara per un diciottenne, e che evidentemente fa parte di un ragazzo che possiede degli istinti per il gioco fuori dal comune.

Fondamentali per questo tipo di gioco sono le lunghe leve che ha a disposizione. La lunghezza delle sue gambe gli permette di coprire uno spazio più ampio quando si frappone tra l’avversario e la palla, ma Diawara le usa molto anche nel tackle, tentando di arpionare il pallone con il piede.

Palla rubata e giocata subito (Credits: NassimHD)

Discreta anche l’accelerazione in recupero (Credits: wyscout)

IL FATTORE SARRI

Domenica 6 Dicembre 2015, Bologna-Napoli al Dall’Ara. I rossoblu hanno ritrovato una buona forma e il Napoli di Sarri è lanciatissimo al primo posto in campionato, trascinato dai gol di Gonzalo Higuain.

Donadoni decide di sfruttare la capacità di Diawara di difendere in avanti per impedire a Jorginho di giocare il pallone con la consueta precisione e spezzare la circolazione veloce dei partenopei. Il guineano si incolla all’italo-brasiliano e non lo lascia respirare, trovando il tempo anche per lanciare Destro verso Reina per il suo primo (e sinora unico) assist in Serie A:

(Credits: Nassim HD)

Maurizio Sarri si innamora in fretta delle abilità del ragazzo che sono un tassello perfetto da alternare a Jorginho nel gioco del suo Napoli. Con in più una propensione molto maggiore alla fase difensiva rispetto al neo-compagno, che permette all’allenatore toscano di lasciare in panchina Allan e coprire gli inserimenti di Zielinski ed Hamsik.

Nell’estate successiva passa alla società partenopea per 14,5 milioni di euro, una cifra importante per un diciottenne che ha fatto solo due stagioni fra i professionisti, ma abbiamo capito che stiamo parlando di un ragazzo e di una storia del tutto fuori dall’ordinario.

In scioltezza anche contro i blancos (Credits: MrBoywunder)

YAYA TOURÉ – Lo stesso Diawara ha dichiarato di ispirarsi al suo idolo Yaya Touré, a cui è stato più volte paragonato sui giornali. Ed in effetti il ruolo di vertice basso, le lunghe leve, la grande capacità di leggere gli spazi e di impostare l’azione, portano alla mente le giocate dell’ivoriano ai tempi del Barça. Probabilmente Amadou è già più forte di quanto non fosse Touré alla sua età, tuttavia gli deve qualcosa dal punto di vista fisico (qualche centimetro e una quindicina di chili), e soprattutto sul tiro. Calcia pochissimo in porta, e deve ancora migliorare la meccanica di tiro.

Tuttavia – se a Bologna giocava ancora un po’ troppo in orizzontale – a Napoli sta notevolmente migliorando la sua propensione verticale, mostrando una grande sensibilità con entrambi i piedi:

GIF vs Real Madrid

IN CONCLUSIONE

C’è qualcosa di incredibile ed unico nell’ancora breve carriera di questo ragazzo: quello in corso è il suo quarto anno in totale in una società di calcio che possa definirsi tale. Allo stesso tempo questo è il terzo anno da titolare – o quasi – in Serie A, dimostrando dalla prima partita di avere la calma e la saggezza del veterano. Ed ha ancora vent’anni! Stiamo dunque parlando di margini di miglioramento spaventosi per un giocatore che è già molto, molto forte.

Noi la buttiamo lì: Fernandinho ha 32 anni e Yaya Touré 34. E diciamo che a Guardiola tendono a piacere questo tipo di giocatori in quella posizione. Ah, anche Sergio Busquets si avvicina alla 30ina e non ha alternative alle spalle. Così, per dire.

immagini.quotidiano.net

Credits: Quotidiano.net

“È destinato a diventare un grande giocatore. Certo, è ancora molto giovane ma, quando sei così bravo, l’età non è importante. Gioca con entusiasmo”.

Roberto Donadoni

 

 

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