SERGIO RAMOS: Il padrone di casa

Photo Credits: NDTV Sports

Difensore. Che cos’è oggi un difensore? Difensore è sempre stato colui il cui compito era quello di marcare l’avversario, più talentuoso e capace di lui. È sempre stato quel giocatore istruito ad allontanare palla e avversari dalla propria porta, quel giocatore dai piedi poco educati e dai mezzi rudi che ha sempre avuto l’unico obiettivo di rubar palla al fenomeno di turno. Ecco, oggi, nel calcio moderno, questo tipo di giocatore esiste sempre meno.

Adesso va di moda totalmente un altro tipo di difensore, che ha scelto di adottare un modo di vedere e pensare al calcio del tutto differente rispetto al passato. Oggi spopola il difensore bello, elegante, leader. A tratti goleador. E questo – direte voi – è un problema? Non necessariamente, anzi. Purché però il difensore in questione non si dimentichi che prima di tutto il suo ruolo è marcare. Il suo compito non è quello di segnare, ma di impedirlo. Tante volte capita che il difensore voglia esagerare, ed addentrarsi in mondo non del tutto suo – vedasi le numerose brutte figure, per usare un eufemismo, di mister 50 milioni (?!) David Luiz.

In altrettante situazioni, però, se inserito nel contesto giusto, l’esperimento è più che ben riuscito. L’esempio più vicino a noi è quello di Leonardo Bonucci – oggi capitano del Milan – vero e proprio leader tecnico ed emotivo della difesa. Ora però è arrivato il momento di chiamare in causa il protagonista di questo racconto. Vogliamo parlarvi di colui che è riuscito ad abbinare le giuste dosi di qualità e marcatura, esperienza e personalità. Una personalità, cari amici, letteralmente fuori dal comune. Questo ragazzo di nome fa Sergio, di cognome Ramos. Ed è il difensore moderno per eccellenza.

Lo spagnolo arriva a Madrid dal Siviglia a soli 19 anni. Il Real lo paga 25 milioni di euro, che nel 2005 per un difensore non erano proprio uno scherzo. Ma stiamo parlando del Real. Il classe 1986 nasce come terzino destro, e lì giocherà per le sue prime stagioni nella Capitale. Qui lascia intravedere buone cose, ma fatica a trovare la giusta posizione in campo e soprattutto non è un fenomeno quando viene puntato in velocità. E Ronaldinho lo sa.

Santiago Bernabeu, 19 novembre 2005, Real 0-3 Barça. Sapete di cosa stiamo parlando. (Credits: giphy.com)

 

La sua carriera, però, cambia totalmente nella stagione 2010-2011. “Ma com’è possibile?” – qualcuno dirà – “Quegli erano gli anni del grande Barcellona di Messi, Xavi e Iniesta e del fantastico tiki-taka di Pep Guardiola, il Real in quel periodo non l’ha mai vista“. Tutto vero. Ma quell’anno, sulla panchina dei blancos arriva José Mourinho. Il portoghese – fresco vincitore della Champions League con l’Inter – capisce subito le caratteristiche del suo numero 4, e decide di sposarlo al centro. Già, proprio nel cuore della difesa, a marcare la prima punta.

È sicuramente uno scherzo, qualcuno ha pensato. Sergio Ramos è lento e soffre troppo l’uno contro uno: metterlo nella zona più pericolosa del campo, dove se sbagli prendi gol, equivale ad un suicidio. Già, ma lui ha la qualità per impostare, un compagno affianco  – più veloce di lui e sempre pronto a rimediare alle sue sbavature – e tanta, tanta personalità. Si può pensare che la personalità ed il carisma non possano marcare un attaccante. Ma non è così. Ramos incute timore, ringhia contro gli avversari ed ha una forza mentale che non si apprende da nessuna parte. O ce l’hai, o non ce l’hai. E lui ce l’ha. Eccome.

Stiamo esagerando? Eccovi serviti.
12 gennaio 2017, Coppa del Re. Allo stadio Ramón Sánchez-Pizjuán, va in scena Siviglia-Real Madrid. L’ex di turno, non ha mai ricevuto una piacevole accoglienza dai suoi ex tifosi. Ma quella sera è diverso. Quella sera gli ultras andalusi esagerano. Per il capitano del Real Madrid piovono infatti insulti, fischi e gesti antisportivi per tutto l’arco del match. Ramos fatica a non rispondere, ma questo serve solo ad alimentare la bordata di offese che arrivano dritte dritte alle orecchie del ragazzo. L’atmosfera è a dir poco incandescente, il clima surreale, la partita agonica. D’un tratto, però, qualcosa accade. All’81° minuto, sul risultato di 3-1 per i padroni di casa, Rami stende Casemiro in area. Per l’arbitro Undiano Mallenco non ci sono dubbi, è calcio di rigore per il Real Madrid. Tra i blancos manca però il rigorista ufficiale, Cristiano Ronaldo. C’è quindi bisogno di qualcuno che si prenda la responsabilità di andare sul dischetto in quell’ambiente infernale. E secondo voi a chi tocca?! Proprio lui, Sergio Ramos Garcia, che tutto fiero prende il pallone sotto braccio e si avvia verso il dischetto. Esattamente sotto all’agguerrita curva dei padroni di casa.

Lo spagnolo posiziona il pallone, i tifosi – appena visto l’incaricato a battere – diventano ancor più furenti. Se ce lo avessero lì, probabilmente gli salterebbero addosso. E lo stesso vale per lui. Un intero stadio cerca di intimidirlo. Benzema lo bacia, Marcelo lo carica dicendogli “Tu sei il migliore“. Ma non ce n’è bisogno. Quello è Sergio Ramos. L’arbitro fischia, il numero 4 prende la rincorsa e colpisce la palla sotto. Ne viene fuori uno scavetto perfetto, con David Soria battuto. I sostenitori del Siviglia sono imbestialiti, sembrano tori in gabbia. Ramos va quindi subito sotto la curva a mostrare il suo nome sulle spalle, poi chiede scusa al resto dello stadio – che non c’entra nulla con tutto questo – ed infine rimostra la sua maglia ai tifosi. È empio di adrenalina. Dentro di sé, quasi in silenzio, sta godendo come nessuno allo stadio. Il piacere della vendetta è immenso. Impagabile.

Questo è Sergio Ramos, forse l’unico giocatore in grado uccidere una squadra, uno stadio, un popolo. Solo con la sua personalità.

 

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